Una città indifferente

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La povertà non è vergogna ma neanche un piacere.

Cosi recitava il titolo di uno spettacolo di un noto cabarettista palermitano negli anni ottanta

Mi è capitato spesso di trovarmi a discutere di senza casa con il mio amico Tony Pellicane, ed ho sempre trovato in lui una persona preparata nel merito del problema. Sono anni ormai che dà assistenza a coloro che sono, come si suole letteralmente dire, “in mezzo alla strada”. E questa frase non è una forma di eufemismo bensì la nuda e cruda realtà. Ecco, oggi leggendo una piccola nota di Tony a proposito dei senza casa non ho potuto fare a meno di pubblicarla come testimonianza di un pezzo di città che arranca per mettere assieme il pranzo con la cena, cosa che non sempre riesce e che se non fosse per le associazioni che gestiscono mense pubbliche, di sicuro starebbero a pancia vuota. A meno che non scelgano di andare a cercare nei cassonetti della spazzatura e di dormire dove capita, lavarsi alle fontane se ancora esistono. Palermo è una città che sa mostrare spesso indifferenza se non fastidio, verso quelle categorie di cittadini che non posseggono nulla.questi non hanno casa, non hanno lavoro, hanno una bassa frequenza scolastica ed una fame che divora persino gli occhi. Questa è un pezzo di città che si chiama Palermo. Una città ricca di arte, di cultura, con percorsi storici e appartenenze  all’Unesco. Città dei giovani, (forse di quelli che vanno via?) e capitale della cultura. In una città come questa parlare di povertà sembrerebbe una stranezza madornale. Eppure la povertà esiste ed è tangibile e questa nota ne mette in risalto alcuni aspetti.

Questa la nota di Tony Pellicane, componente del Comitato di lotta per la casa 12 luglio.

“Ti licenziano dal lavoro..
hai moglie e figli..
non puoi più pagare l’affitto..
ti sfrattano e perdi pure la casa.
Cosa fai ???
Intanto ti accorgi che le famiglie che hanno lo stesso problema sono migliaia.
E’ emergenza povertà…é emergenza abitativa.
La politica pensa a tutto tranne che a queste gravi questioni sociali.
Nessun provvedimento reale che ti permette di uscire dal baratro.
intanto cominci a passare le prime notti sotto le stelle.
il Comune ti dice, come dice a tutti, case non ce ne sono.
Cosa fai ???
Lavoro non ne trovi e se lo trovi non guadagni nemmeno quello che serve per sfamare la famiglia.
Nel frattempo ti accorgi che in città esistono immobili di proprietà comunale che, se ci fosse volontà politica, potrebbero essere adibiti ad ospitare provvisoriamente tutte quelle famiglie che dall’oggi al domani perdono la casa.
Fai presente all’amministrazione comunale che non vuoi la casa a tutti i costi… ma chiedi un posto dignitoso dove poter stare con la propria famiglia…, avuto un tetto sicuro sulla testa la famiglia è disponibile a seguire qualsiasi percorso pur di uscire da questa condizione di precarietà.
La politica resta indifferente e l’amministrazione comunale non dà risposte.
Ecco, solo dopo tutto questo, comincia ad aleggiare nella mente delle famiglie di organizzarsi fra loro e cercarsi autonomamente una soluzione che, nella stragrande maggioranza dei casi e’ quella di individuare un immobile di proprietà pubblica abbandonato ed occuparlo.
Occupare un immobile non e’ assolutamente una scorciatoia e non è una passeggiata, si va incontro a denunce, a volte penali, non si possono allacciare le utenze, non si può avere la residenza e finiscono per essere cancellati dall’anagrafe, perdendo ogni diritto di cittadinanza.
Poi ci sono quelli che si indignano, quelli che giudicano i poveri come dei parassiti, quelli che hanno anch’essi una vita precaria ma non se la prendono con chi ha la vera responsabilità, piuttosto se la prendono con chi sta’ peggio di loro. Ci sono quelli che si arrabbiano perchè loro per avere una casa pagano il mutuo. Ok, anche le famiglie povere sarebbero felici di pagarsi il mutuo se avessero un lavoro adeguato.
Poi in questa strana città che e’ Palermo, ci sono i poveri che vanno sempre contro altri poveri, mentre i ricchi e i potenti si coprono a vicenda e pensano solo a consolidare il loro potere.”

 

Liborio Martorana

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