Emergenza sbarchi, l’apertura di Frontex e la modifica di Triton

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Frontex è l’Agenzia Europea della Guardia Costiera e di Frontiera  e i paesi associati alla zona Schengen che ha il compito di aiutare i paesi dell’Unione Europea a gestire le frontiere.

Braccio operativo della struttura Frontex è la missione Triton sorta dalle ceneri di Mare Nostrum (la missione tutta italiana di pattugliamento e salvataggio in mare delle imbarcazioni provenienti dal nord Africa) l’operazione costituisce la prima, timida, risposta europea all’emergenza migranti, vero pomo della discordia fra i membri dell’Unione.

Sotto la guida di Frontex  l’operazione Triton ha condotto, dal 2014 anno della sua entrata in vigore,  ad oggi al salvataggio di migliaia di individui che tentano la traversata del Mediterraneo a bordo di imbarcazioni di fortuna, spesso inadatte a tenere il mare. Una risposta comunitaria ad un problema comunitario, almeno sulla carta. Perché se da un lato è certamente vero che gli enormi costi di Mare Nostrum, grazie a Triton, sono soltanto un ricordo è altrettanto vero che la gestione dei flussi migratori e la distribuzione delle quote migranti non sia un problema di cui tutti i paesi dell’Unione intendono farsi carico. Allo schieramento dei favorevoli all’accoglienza, il cui punto di riferimento è la Germania di Angela Merkel, va contrapposto lo schieramento di tutti quei paesi che mostrano estrema reticenza nell’accoglienza e nella gestione dei flussi migratori, come ad esempio l’Austria che ha blindato la frontiera e intensificato il pattugliamento e la sicurezza dei propri confini.

In questo scenario, reso ancora più complesso dai paesi che mostrano posizioni ambigue o non immediatamente decifrabili come la Spagna o la Francia che aderiscono con le proprie navi alle operazioni di salvataggio in mare ma che vietano l’attracco e lo sbarco dei migranti nei loro porti, l’Italia continua ad essere il territorio di frontiera, vittima dell’empasse politico di Bruxelles e costretta a gestire come meglio può un’emergenza che riguarda indistintamente tutto il continente.

Pochi giorni fa in un incontro tenutosi a Varsavia (sede dell’agenzia Frontex) qualcosa sembra si sia mosso in materia di aiuti all’Italia per la gestione dell’emergenza migranti, anche se una soluzione concreta appare ancora lontana. Frontex si è detta disponibile ad una ridefinizione dell’operazione Triton, ad un nuovo piano operativo che verrà poi sottoposto ai membri UE. Il prefetto Giovanni Pinto, a capo della delegazione italiana ha dichiarato: “È stato concordato che sarà stabilito senza ritardi un gruppo di lavoro per identificare ulteriormente ed elaborare cosa deve essere rivisto nel concetto operativo di Triton in vista delle decisioni già raggiunte a livello politico”.  La delegazione italiana ha soprattutto chiesto l’autorizzazione a far sbarcare nei porti di altri stati membri parte dei migranti soccorsi in mare. Perentoria la risposta del presidente francese Emmanuel Macron che si è detto favorevole ad accogliere chi fugge da guerre o persecuzioni ma non i cosiddetti migranti economici, ovvero all’incirca l’80% degli arrivi.

Frontex dal canto suo si è detta disponibile ad aumentare il sostegno per l’Italia sul fronte rimpatri, hotspot, aereo sorveglianza e sul codice di condotta delle ONG.

In generale tutti gli stati membri hanno riconosciuto all’Italia l’enorme sforzo e “una straordinaria pressione e il bisogno di un supporto addizionale dall’Ue” non c’è però ancora stato alcun tavolo tecnico in cui definire nel dettaglio gli oneri e gli incarichi che dovranno essere distribuiti fra i vari paesi membri, né le proposte di Roma sono  state ratificate in alcun modo, ci si è semplicemente trovati d’accordo nel voler costituire “senza ritardi” un tavolo di lavoro in cui ridefinire i termini di Triton, il codice delle ONG e il supporto che gli altri paesi membri dovranno offrire.

Malgrado i comunicati di soddisfazione del Viminale, ora come ora, la situazione resta invariata, con un’Europa ancora pericolosamente disunita in materia di immigrazione e la grande spaccatura fra chi vuole affrontare congiuntamente il problema e chi vuole trincerarsi dietro i propri confini. (con la pretesa però di far parte di un sistema comunitario quale l’Unione Europea)

Nel frattempo un flebile segnale di ottimismo arriva proprio da Frontex che ha aumentato il numero di uomini preposti al sostegno degli hotspot italiani, ancora presto per cantare vittoria, ma certamente un inizio.

Fabrizio Tralongo

(13 luglio 2017)

 

 

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